INTERVENTO DAL PALCO DI PIAZZA DEL POPOLO ALLA FINE DELLA MANIFESTAZIONE A NOME DEL COMITATO DIFESA TEMPOPIENO DELLE SCUOLE DI CONCOREZZO.

Siamo molto felici , siamo felici di verificare che non ci avete lasciato sole, noi maestre, genitori, bambini/e che in questi mesi ci siamo mobilitati in modo capillare scuola per scuola per il ritiro del decreto taglia tempo pieno.

Siamo felici di vedere che accanto ai nostri striscioni, ai cartelli disegnati dai bambini/e, ci siano finalmente tutte le bandiere dei nostri sindacati e delle forze politiche che si sono impegnate a sostenere le nostre ragioni.

Gli interventi legislativi hanno come tratto persistente il fatto di non ascoltare chi insegna, di non tener conto dell’esperienza di chi nella scuola lavora, non ne tengono conto come se non esistesse, anzi producono danni introducendo dispositivi come la competizione, l’ossessione per la valutazione e per l’aspetto organizzativo , la carriera per le insegnanti che distruggono il tessuto relazionale esistente.

L’insegnamento Ŕ un lavoro che ha un grande valore per la societÓ -lo diciamo con orgoglio – e questo noi insegnanti lo sappiamo: come sappiamo che il sapere sulla scuola Ŕ principalmente nelle nostre mani, viene dalla nostra esperienza viva di donne e uomini, chiede una continua riflessione, impegna energie mentali, passioni e disponibilitÓ a mettersi in gioco con chi Ŕ pi¨ piccolo. La scuola Ŕ un sistema vivente, non produce merce, si occupa del vivere civile, Ŕ del tutto improprio ispirarsi a procedure e metodi dell’azienda e del mercato per riformarla.

Insegnare ai bambini/e vuol dire stare con loro molte ore della giornata "conoscendone" ogni risvolto in ambito didattico, in ogni situazione creata a scuola. Insegnare nella scuola elementare non Ŕ insegnare materie, ma Ŕ soprattutto utilizzare spazi, tempi dilatati per vivere con il corpo e con la mente dentro i rapporti umani e da questi partire per crescere insieme ed educare il cognitivo.

Una classe non Ŕ uno stupido schema per fasce di livello alto, medio ,basso previsto dalla didattica astratta; una classe Ŕ un corpo vivo, con un’alchimia di relazioni sempre diversa e sempre in movimento, soprattutto oggi che le generazioni sono profondamente mutate e non stanno pi¨ nelle cornici disegnate dalle generazioni precedenti.

Noi maestre/i per raggiungere obiettivi, chiediamo di lavorare insieme in collegialitÓ, corresponsabilitÓ con tempi lunghi e distesi attorno alla costruzione del linguaggio, dei concetti di base della matematica, della storia e della geografia, il tutto condito dall’educazione alla solidarietÓ, dall’ascolto, dal rispetto per i diversi ritmi di apprendimento, dal continuo lavorio per la costruzione della personalitÓ e vogliamo tempo per valorizzare ogni conquista, ogni passettino nella crescita di atteggiamenti e rapporti complessi e sempre fragili.

Ed Ŕ per questi motivi che noi, insieme ai genitori che ne comprendono il valore,

NON possiamo accettare,

la cancellazione dell’esperienza del tempo pieno,

la riduzione del tempo scuola,

l’istituzione della maestra unica

l’abrogazione della contitolaritÓ

la cancellazione della classe come gruppo di riferimento stabile a favore dei famigerati gruppi flessibili di livello, di merito, di compito

la trasformazione del tempo mensa a momento puramente assistenziale,

non possiamo accettare che il progetto pedagogico unitario e globale della scuola si trasformi in un supermercato dell’offerta formativa a domanda individuale….

E soprattutto non possiamo permettere che tutto questo scempio continui ad essere chiamato dalla nostra Ministra Tempo pieno.

Chiediamo a tutte le realtÓ che oggi sono in piazza con noi di fare tutto ci˛ che Ŕ nelle loro possibilitÓ per ottenere il nostro obiettivo: ritirare il decreto per svuotare la riforma.

Se non ora quando ???

MARTA